Nel caso, viene valorizzata, oltre alla sottoposizione della lavoratrice al potere gerarchico e disciplinare del titolare dello studio, il contenuto delle mansioni e la continuità del rapporto, valutati congiuntamente come indici del rapporto subordinato.
Nella specie, peraltro, la sussistenza di un rapporto affettivo tra le parti del rapporto di lavoro, in assenza di alcuna prova della gratuità della prestazione, non esclude secondo la Corte l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato.
Sul tema, in precedenza, nella giurisprudenza di legittimità, Cass. Sez. L, Sentenza n. 5534 del 09/04/2003, aveva affermato che, ai fini della distinzione del rapporto di lavoro subordinato da quello autonomo, elementi rilevanti sono l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo (da esplicarsi con ordini specifici e non con semplici direttive di carattere generale), organizzativo e disciplinare del datore di lavoro e il suo inserimento nell'organizzazione aziendale, da valutarsi con riferimento alla specificità dell'incarico conferitogli e alle modalità della sua attuazione.
Lo svolgimento di controlli da parte del datore di lavoro è invece compatibile con ambedue le forme di rapporti, sicché assume rilievo ai fini della qualificazione del rapporto come subordinato solo quando per oggetto e per modalità i controlli siano finalizzati all'esercizio del potere direttivo e, eventualmente, di quello disciplinare; altri elementi, quali l'assenza di rischio, la continuità della prestazione, l'osservanza di un orario, la localizzazione della prestazione e la cadenza e la misura fissa della retribuzione assumono natura meramente sussidiaria e non decisiva, mentre la qualificazione del rapporto compiuta dalle parti al momento della stipulazione del contratto può essere rilevante, ma certamente non è determinante.
L'apprezzamento in concreto circa la riconducibilità di determinate prestazioni all'uno o all'altro tipo di rapporto costituisce un accertamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente e correttamente motivato in riferimento ad un esatto parametro normativo. (Nella specie, relativa ad attività inerenti la segreteria in uno studio professionale, la S.C. ha cassato con rinvio per vizio di motivazione la sentenza di merito che aveva ritenuto la natura subordinata del rapporto in contestazione omettendo la valutazione circa l'assoggettamento a poteri direttivi e di controllo del datore di lavoro).
Copyright © - Riproduzione riservata
(Sentenza Cassazione civile 19/10/2011, n. 21689)